Arianna Ladogana
Lovely (ongoing)

Arianna Ladogana presenta Lovely (ongoing) , una serie (in corso) di cinque sculture in ceramica dedicate a un’unica, minima variazione: il muso di un cane che, progressivamente, scopre la propria dentatura. La sequenza è lenta, quasi impercettibile. Le labbra si sollevano di pochi millimetri, i canini affiorano, le mascelle si irrigidiscono, fino a raggiungere la soglia del ringhio. Non assistiamo all’esplosione della violenza, ma al momento infinitesimale che la precede; a quella regione del comportamento in cui il corpo sceglie di parlare prima di essere costretto a mordere.
Il cane non occupa qui il ruolo di simbolo né di allegoria dell’umano. È un soggetto relazionale, un compagno evolutivo, una presenza che per migliaia di anni ha modificato il nostro modo di abitare il mondo tanto quanto noi abbiamo modificato il suo. Ogni addomesticamento è stato reciproco. Ogni gesto di prossimità ha trasformato entrambe le specie. La storia del cane coincide con la storia di una lunga negoziazione tra differenze, nella quale nessuno è mai rimasto identico a se stesso.
In questa prospettiva, il ringhio non rappresenta un fallimento della relazione, ma una delle sue forme più raffinate. L’etologia insegna che mostrare i denti significa interrompere la violenza prima che questa accada. Il corpo costruisce un linguaggio capace di preservare la distanza necessaria alla sopravvivenza di entrambi. L’aggressività diventa così un gesto di cura, un tentativo di evitare il morso attraverso la sua possibilità. Il conflitto viene sospeso dentro una soglia espressiva.
Le cinque sculture abitano esattamente questo spazio liminale. Ogni bocca racconta una diversa intensità della paura, ma anche una diversa disponibilità all’incontro. I denti non sono strumenti offensivi; sono architetture della vulnerabilità. Più il corpo si sente esposto, più costruisce dispositivi capaci di proteggere il proprio confine. La difesa emerge allora come il volto invisibile della fragilità.
La scelta della ceramica amplifica questa tensione. Argilla e fuoco trasformano un gesto effimero in una presenza archeologica. Il ringhio, destinato in natura a dissolversi nel tempo di pochi secondi, diventa fossile emotivo. La superficie conserva la memoria di un’intensità che normalmente sfugge allo sguardo. Ogni muso appare come un reperto proveniente da un’epoca ancora in corso, dove l’evoluzione continua a incidere i corpi senza mai arrestarsi.
Lovely (ongoing) suggerisce che la relazione tra l’animale umano e l’animale non umano non possa più essere pensata come l’incontro tra due identità separate. Esistono piuttosto territori condivisi, zone di contatto in cui sguardi, posture, affetti e paure migrano da un corpo all’altro. L’animale umano non osserva il cane dall’esterno: lo incontra dentro una trama di apprendimenti reciproci, di gesti imitati, di sensibilità costruite insieme. La soggettività emerge come un fenomeno collettivo, interspecifico, continuamente negoziato.
In questo senso, le cinque sculture sfuggono a qualsiasi lettura antropocentrica. Non chiedono cosa il cane rappresenti per l’uomo, ma cosa accada quando l’umano smette di considerarsi misura esclusiva del vivente. Il muso diventa allora un volto che restituisce lo sguardo. Una presenza che osserva mentre viene osservata. Una coscienza altra, irriducibile, che obbliga a ripensare il concetto stesso di relazione.
Le dentature crescenti Lovely (ongoing) evocano anche un lessico politico del corpo. Ogni organismo è attraversato dalla necessità di amministrare la propria esposizione, di decidere quanto rendersi accessibile, quanto proteggersi, quanto lasciare entrare l’altro. La difesa non è il contrario dell’apertura: ne costituisce la condizione. Non esiste prossimità senza la possibilità della distanza; non esiste fiducia senza il diritto al rifiuto.
In questa prospettiva, il cane diventa una figura capace di incrinare antiche opposizioni: natura e cultura, istinto e linguaggio, umano e animale, maschile e femminile, domestico e selvatico. Il suo corpo attraversa continuamente queste categorie senza mai stabilirvisi definitivamente. È un essere della soglia. La sua esistenza racconta che convivere non significa cancellare le differenze, ma imparare a sostenerne la tensione.
Le sculture di Arianna Ladogana sembrano infine suggerire che ogni relazione autentica richieda una continua pratica di traduzione. Nessun linguaggio è sufficiente da solo. Gli occhi, la pelle, i denti, il respiro, le posture diventano strumenti attraverso cui i corpi cercano di comprendersi senza mai coincidere completamente. È in questa inevitabile incomprensione che nasce la possibilità dell’incontro.
I cinque musi non raccontano dunque una progressione verso la ferocia, ma l’emergere di una grammatica condivisa tra specie umane e non-umane. Una grammatica fatta di esitazioni, avvertimenti, fiducia, memoria e reciproca trasformazione. I denti, ultimi protagonisti della serie, cessano di appartenere all’immaginario della minaccia e diventano il luogo in cui il vivente afferma, con estrema delicatezza, il proprio diritto a esistere senza essere violato.
Testo di Like a Little Disaster



Biografia
Arianna Ladogana (Monopoli BA, 1997) compie studi umanistici e si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Bari in Decorazione.
L’indagine condotta tenta di scoprire come l’individuo si inserisce nell’ordine o nel disordine delle cose attraverso una ricerca che tende a decostruire le categorie tradizionali di umano, natura, genere e corpo per riscriverle all’interno di un ecosistema fluido, affettivo e interspecie. Utilizza materiali eterogenei con un approccio installativo: ceramica, metalli, materiali industriali e tecnologici.
Ha partecipato a mostre personali e collettive: solo show in ExChiesetta, a cura di Roberto Cuoghi, in occasione del Premio Pascali 2025, Fondazione Pino Pascali, Polignano a Mare, 2025; Save your tears (and sighs) for another day: duo show con Janina Frye a cura di Like a Little Disaster, presso Kora Contemporary Arts Center, Castrignano dè Greci, 2025; SUPERHOST vero/falso B&B a cura di Like a Little Disaster, Cisternino (BR), 2025; Play Dead! (II) a cura di Like a Little Disaster presso Kora Contemporary Arts Center, Castrignano dè Greci, 2025; La Comunità del Compost a cura di Like a Little Disaster, Polignano a Mare, 2024; cura dell’allestimento Archivio Chiara Fumai: realizzazione del murale “The last line cannot be translated” di Chiara Fumai presso Fondazione Pino Pascali, Polignano a Mare, in occasione della mostra Chiara says Chiara a cura di Milovan Farronato e Andrea Bellini, 2024; Baitball 03 a cura di like a Little Disaster e Fondazione Pino Pascali per PAW (Polignano Art Week) 2023; è finalista per Terrafuoco, concorso internazionale di ceramica a cura di Eclettica cultura dell’arte, Terlizzi (BA), 2023; vince il Premio Nazionale delle Arti XVII edizione Cultura materiale_Cultura dei materiali presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara nella categoria Decorazione, 2023.







