Michela Rondinone
Fuori misura

In Tentativi di fioritura, Michela Rondinone costruisce un giardino che non obbedisce alle leggi della natura. Otto fiori nascono dalla plastilina, modellati senza alcuna pretesa naturalistica e successivamente fotografati, ingranditi e stampati su forex fino ad assumere una dimensione ambientale. Le tracce lasciate dalle mani sulla materia non scompaiono nel passaggio dalla piccola scultura all’immagine: al contrario, si amplificano insieme alle forme, trasformando impronte e imperfezioni in parte stessa del paesaggio.
La materia è uno degli elementi centrali nella ricerca di Rondinone. La sua pratica attraversa scultura, installazione, videomapping e immagine in movimento, utilizzando forme semplici e immaginari ludici per interrogare memoria, fragilità e relazioni. È una ricerca che si muove continuamente tra esperienza infantile e sguardo adulto e che considera lo spazio espositivo non come semplice contenitore, ma come luogo da trasformare e attraversare.
Negli ultimi anni questo linguaggio ha assunto forme differenti: dalla dimensione partecipativa di Inner Child, realizzata a Cluj-Napoca, dove il gesto del disegno diventa occasione per recuperare una creatività istintiva, fino alle installazioni ambientali e ai lavori in plastilina sviluppati tra Bari, la Romania e la Puglia. La plastilina, in particolare, ritorna nella sua produzione come materiale capace di conservare la traccia del gesto e insieme di sottrarsi alla stabilità della forma: compare nelle immagini, nelle animazioni e nelle videoproiezioni, come nel lavoro presentato a Kora – Contemporary Arts Center, nel quale forme vegetali artificiali attraversano continuamente condizioni di cedimento e rinascita.
In questo percorso, Tentativi di fioritura sembra condensare alcuni elementi ricorrenti della sua pratica: la manipolazione diretta della materia, l’immaginario vegetale, il rapporto con il gioco e soprattutto la possibilità che una forma rimanga aperta alla trasformazione.
All’interno di 1m2 l’alterazione di scala diventa ancora più evidente. Lo spazio minimo viene attraversato da presenze vegetali sovradimensionate, mentre il rapporto abituale tra corpo, architettura e natura sembra temporaneamente invertirsi. Non è più il fiore a essere piccolo rispetto a chi lo osserva: è lo spettatore a ritrovarsi dentro una realtà cresciuta oltre le proprie proporzioni.
La fioritura evocata da Rondinone non coincide però con il raggiungimento di una forma perfetta. È, prima di tutto, un tentativo. Un processo nel quale la materia può essere plasmata, deformata, lasciata libera di assumere configurazioni inattese. Il riferimento all’infanzia che attraversa la ricerca dell’artista non assume così un carattere nostalgico, ma diventa un metodo: recuperare quella capacità di costruire immagini prima ancora di domandarsi se siano possibili. Il gioco diventa sperimentazione, sospende la necessità del risultato e concede spazio all’errore e alle sue molteplici possibilità.
Fuori misura abita precisamente questa possibilità: crescere senza corrispondere a un modello, inventare le proprie regole, occupare più spazio di quello che sembrava disponibile.
Perché forse fiorire non significa raggiungere una forma definitiva, ma continuare a cercarne una
Tra Martina Franca e Locorotondo si costruisce così un movimento continuo di espansione e contrazione. Da una parte il piccolo viene ingrandito fino a occupare fisicamente lo spazio; dall’altra è lo spettatore a dover ridurre la distanza, avvicinandosi per riconoscere la qualità tattile della materia. In entrambi i casi la misura abituale delle cose viene messa in discussione.
Questo rapporto con la materia attraversa più in generale la ricerca di Rondinone. La sua pratica si sviluppa tra scultura, installazione, videomapping e immagine in movimento, utilizzando forme semplici e immaginari ludici per esplorare il rapporto tra esperienza infantile e sguardo adulto. Lo spazio espositivo non viene considerato come semplice contenitore, ma come luogo da trasformare, attraversare e mettere in relazione con il corpo.
Negli ultimi anni questo linguaggio ha assunto forme differenti: dalla dimensione partecipativa di Inner Child, realizzata a Cluj-Napoca, dove il disegno diventa occasione per recuperare una creatività istintiva, fino alle installazioni ambientali e ai lavori in plastilina sviluppati tra Bari, la Romania e la Puglia. La plastilina ritorna costantemente come materiale capace di conservare la traccia del gesto e, allo stesso tempo, di sottrarsi alla stabilità della forma. Compare nelle immagini, nelle animazioni e nelle videoproiezioni, come nel lavoro presentato a Kora – Contemporary Arts Center, nel quale forme vegetali artificiali attraversano continuamente condizioni di cedimento e rinascita.
In Fuori misura questi elementi si incontrano: la manipolazione diretta della materia, l’immaginario vegetale, la memoria quotidiana, il gioco e soprattutto la possibilità che ogni forma rimanga aperta alla trasformazione.
La fioritura evocata da Rondinone non coincide infatti con il raggiungimento di una forma perfetta. È, prima di tutto, un tentativo. Un processo nel quale la materia può essere plasmata, deformata, cancellata e nuovamente costruita. Il riferimento all’infanzia non assume quindi un carattere nostalgico, ma diventa un metodo: recuperare quella capacità di costruire immagini prima ancora di domandarsi se siano possibili.
Il gioco diventa sperimentazione, sospende la necessità del risultato e concede spazio all’errore, alla modifica e alle molteplici possibilità che ogni gesto può generare.
Fuori misura abita precisamente questa condizione: crescere senza corrispondere a un modello, modificare continuamente i propri confini, inventare le proprie regole e occupare più — o meno — spazio di quello che sembrava disponibile.
Perché forse fiorire non significa raggiungere una forma definitiva, ma continuare a cercarne una.

Biografia
Michela Rondinone (1999, Matera, Italia) vive e lavora a Bari. Laureata in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, sviluppa una ricerca centrata sul gioco, sul gesto primordiale e sui segni essenziali, esplorando materiali e linguaggi diversi per indagare immaginari ludici, poetici e fantastici. Ha partecipato a diverse residenze artistiche in Romania, tra cui Cluj-Napoca e Baia Mare, realizzando installazioni di grandi dimensioni con asfalto e ferro, in dialogo con lo spazio e la materia. Collabora con la Fondazione Dioguardi, con cui ha realizzato il progetto Cantiere a regola d’arte, un videomapping sul cantiere della nascente nuova sede dell’Accademia di Belle Arti di Bari, e conduce i Cantieri-animati (nell’ambito del format Cantiere-evento), laboratori per bambini all’interno di cantieri in costruzione, trasformando gli spazi di lavoro in ambienti ludici e creativi. Porta avanti inoltre il progetto Ri-scrivere il quotidiano, laboratori di scrittura creativa partecipativa basati su biglietti trovati per strada, che invitano adolescenti e giovani adulti a inventare storie, riscrivere il reale e sperimentare con il linguaggio. Ha curato le video-scenografie per lo spettacolo EH, OH – In marcia per la Pace della compagnia teatrale IAC (Centro Arti Integrate), combinando elementi grafici e narrativi per creare ambienti immersivi e interattivi. La sua pratica è trasversale: dalla scultura al disegno, dal videomapping allo stop motion, spesso integrando materiali come argilla e plastilina in figure e oggetti che evocano immaginari poetici. I suoi progetti mirano a trasformare luoghi, materiali e situazioni in esperienze attive e partecipative, sospese tra meraviglia, immaginazione e pratiche ludiche, aprendo percorsi inediti tra osservatore, spazio e opera








