Michela Rondinone
Fuori misura

Cosa accade quando qualcosa cresce oltre la misura dello spazio che dovrebbe contenerlo?
In Fuori misura, Michela Rondinone costruisce un percorso in cui materia, gesto e scala modificano continuamente la percezione delle immagini e dello spazio. Al centro c’è la plastilina: materiale legato al gioco e alla manipolazione, che nella pratica dell’artista diventa materia scultorea e strumento per interrogare memoria, fragilità e immaginazione.
In Tentativi di fioritura, otto fiori modellati a mano vengono fotografati, ingranditi e stampati su forex fino ad assumere una dimensione ambientale. Le impronte delle dita non scompaiono: si amplificano insieme alle forme, trasformando irregolarità e imperfezioni in parte del paesaggio. Nello spazio minimo di 1m2 a Martina Franca, le presenze vegetali crescono oltre le proporzioni abituali: non è più il fiore a essere piccolo, è lo spettatore a ritrovarsi dentro una realtà cresciuta oltre la propria misura.
Nelle teche di Locorotondo, quattro piccoli quadri interamente in plastilina introducono una dimensione intima e quasi domestica. Oggetti della memoria quotidiana vengono evocati con un gesto immediato e primordiale, in cui la plastilina diventa linea tridimensionale. Ciò che a prima vista sembra un disegno colorato rivela, da vicino, la natura di una micro-scultura, con rilievo, densità e peso.
Tra Martina Franca e Locorotondo si crea così un movimento di espansione e contrazione. Da un lato il piccolo viene ingrandito fino a occupare lo spazio, dall’altro è lo spettatore a doversi avvicinare per coglierne la qualità tattile.
La ricerca di Rondinone si muove tra scultura, installazione, videomapping e immagine in movimento, usando forme semplici e immaginari ludici per esplorare il rapporto tra esperienza infantile e sguardo adulto. Dal progetto partecipativo Inner Child a Cluj-Napoca alle installazioni sviluppate tra Bari, la Romania e la Puglia, fino al lavoro presentato a Kora – Contemporary Arts Center, la plastilina ritorna come materiale capace di conservare la traccia del gesto e insieme di sottrarsi alla stabilità della forma.
Il riferimento all’infanzia non è nostalgico, ma diventa un metodo: recuperare la capacità di costruire immagini prima ancora di chiedersi se siano possibili. Il gioco sospende la necessità del risultato e lascia spazio all’errore e alla trasformazione.
Perché forse fiorire non significa raggiungere una forma definitiva, ma continuare a cercarne una.

Biografia
Michela Rondinone (1999, Matera, Italia) vive e lavora a Bari. Laureata in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, sviluppa una ricerca centrata sul gioco, sul gesto primordiale e sui segni essenziali, esplorando materiali e linguaggi diversi per indagare immaginari ludici, poetici e fantastici. Ha partecipato a diverse residenze artistiche in Romania, tra cui Cluj-Napoca e Baia Mare, realizzando installazioni di grandi dimensioni con asfalto e ferro, in dialogo con lo spazio e la materia. Collabora con la Fondazione Dioguardi, con cui ha realizzato il progetto Cantiere a regola d’arte, un videomapping sul cantiere della nascente nuova sede dell’Accademia di Belle Arti di Bari, e conduce i Cantieri-animati (nell’ambito del format Cantiere-evento), laboratori per bambini all’interno di cantieri in costruzione, trasformando gli spazi di lavoro in ambienti ludici e creativi. Porta avanti inoltre il progetto Ri-scrivere il quotidiano, laboratori di scrittura creativa partecipativa basati su biglietti trovati per strada, che invitano adolescenti e giovani adulti a inventare storie, riscrivere il reale e sperimentare con il linguaggio. Ha curato le video-scenografie per lo spettacolo EH, OH – In marcia per la Pace della compagnia teatrale IAC (Centro Arti Integrate), combinando elementi grafici e narrativi per creare ambienti immersivi e interattivi. La sua pratica è trasversale: dalla scultura al disegno, dal videomapping allo stop motion, spesso integrando materiali come argilla e plastilina in figure e oggetti che evocano immaginari poetici. I suoi progetti mirano a trasformare luoghi, materiali e situazioni in esperienze attive e partecipative, sospese tra meraviglia, immaginazione e pratiche ludiche, aprendo percorsi inediti tra osservatore, spazio e opera








